Stasera sono stata invitata a cena dalla mia ex coinquilina*, nella mia ex camera, nella mia ex casa di quando andavo all'università.
Mi accoglie con un malloppo di mie cose che avevo abbandonato e che ha ritrovato in qualche armadio: un'agendina, delle cartoline, aggeggi elettronici dimessi.
Forse un giorno riuscirò a non avere più nulla in quella casa. Per il momento ancora vi coabitano pezzi di me, che non riesco a chiudere mai le cose per davvero ma lascio sempre qualcosa in sospeso.
Sfogliando l'agendina, uno dei rari gadget che l'università ci ha regalato, sono tornata indietro nel tempo.
Gennaio 2007, serata in fraschetta ad Ariccia con i colleghi e amici del mio corso organizzata in vista della mia partenza per l'Erasmus a Strasburgo.
Ho ritrovato i messaggi di saluto e di affetto di persone a cui ho voluto e voglio ancora molto bene, amici con cui non ho più rapporti e che non vedo da anni, conoscenti dell'epoca che sono diventati importanti negli anni a venire.
Rileggendoli assieme al foglio firme della serata ho ricordato quanta paura, quanta adrenalina e quanta voglia avevo di partire e di scoprire il mondo, nonostante avessi così tante ancore a trattenermi approdata.
Oggi, che non c'è più niente che mi tenga ancorata qui, non ho più la stessa spinta e la stessa frenesia.
Ho però il desiderio di cambiare, di provare un'altra strada, di buttarmi a capofitto in un ambiente nuovo per cercare qualcosa che, probabilmente, ho già trovato qui e già perso tempo fa*.

